OGGI FESTEGGIAMENTI

28 Gennaio 2010

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QUELLE PAROLE INACCETTABILI - editoriale odierno sull’Alto Adige di Sergio Baraldi

22 Gennaio 2010

L’Alto Adige ha da qualche settimana un nuovo direttore. Fino ad oggi alla ribata per una serie di scelte di riordino editoriale (mediamente da me e da molti non condivise), tra cui l’abolizione della Zanzara Maurizia, l’istituzione di pagine unificate per i necrologi della provincia (due o tre pagine di soli morti ogni giorno….), il ridimensionamento della locandina spettacoli, ecc.
Oggi il direttore firma l’editoriale che riporto e che condivido in ogni parola.

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Si può capire la delusione di chi si trova dalla parte del torto per sentenza e deve lasciare un ruolo come quello di assessore della Provincia, con il peso che a questa istituzione viene riconosciuto in Alto Adige. Ma sono inaccettabili le parole con le quali la signora Barbara Repetto ha commentato la decisione della Cassazione. Inaccettabili per una serie di ragioni di natura politica e giuridica. La signora Repetto ha un passato di esponente riformista e milita (forse dovremmo dire militava) in un partito che si è sempre distinto dal linguaggio berlusconiano riguardo ai magistrati e alle sentenze scomode. Dobbiamo presumere che, fino a ieri l’altro, la signora Repetto fosse tra coloro che criticavano l’atteggiamento del premier per gli attacchi ai magistrati, per gli interventi legislativi compiuti per sistemare le proprie pendenze, o per i tentativi di influenzare i processi che lo riguardano. Ebbene, chi aveva una simile posizione non può adesso denunciare come una “mascalzonata†la decisione dell’alta corte di Cassazione, che la riguarda in questo caso direttamente e che le è sfavorevole.
Il discrimine per cambiare idea non può essere l’ interesse personale. Altrimenti, dovremmo dare ragione a Berlusconi, il quale agisce nell’ottica della propria convenienza, mescolando l’interesse privato con l’interesse pubblico, cercando di farsi in Parlamento norme su misura.
Se la signora Repetto fosse coerente con se stessa potrebbe lecitamente testimoniare l’amarezza per avere perduto il ricorso, potrebbe difendere la sua tesi, ma dovrebbe anche rispettare la sentenza. Questo accade nei paesi seri con una classe politica seria. Anche perché la faziosità dei suoi giudizi lede innanzi tutto la credibilità del suo impegno a favore della collettività. I cittadini potrebbero chiedersi fino a che punto l’ex assessore abbia amministrato in nome dell’interesse generale se, poi, messa alla prova, l’unica cosa che per lei conta è la carica che è costretta a lasciare. E’ strano che la signora Repetto non abbia valutato le conseguenze di una uscita in cui adombra una Cassazione manipolata da un partito, il suo. E che non abbia considerato che, questo eccesso di autodifesa, riveli un attaccamento al potere che non piace agli elettori. Ma c’è anche un elemento giuridico da esaminare. In tema di ineleggibilità c’è una giurisprudenza costante alla quale la Cassazione si ispira. Vale a dire che la Cassazione ha sempre deciso secondo questa linea di fronte a casi come questi. Ci sono sindaci, assessori, politici di ogni partito e schieramento in tutta Italia che sono stati dichiarati ineleggibili da parte della Cassazione secondo le medesime regole. Anche il discorso della società che non era operativa rappresenta un mito giuridico: si sa che per la Cassazione quello che conta è che la società sia costituita. D’altra parte, Bizzo ha esercitato il suo diritto a sostenere fino in fondo la propria tesi, e anche questa è una delle garanzie dello stato di diritto. Pensare che la Cassazione si faccia influenzare politicamente, per di più dal Pd, che in genere non riesce a influenzare neppure se stesso, fa parte della distorsione berlusconiana sulla giustizia che sembra avere convertito la signora Repetto sulla via di Roma. In questo Paese, le regole esistono e ci sono magistrati chiamati a farle rispettare. Qualche volta può non farci comodo. Altre volte può provocare in noi una rabbia comprensibile quando non ci viene riconosciuto quello che riteniamo un diritto, ma la legge è la linea che divide una società civile ordinata da una che non lo è. Sorprende che una persona investita fino a ieri di una carica pubblica, di colpo, sembra avere dimenticato il senso delle istituzioni e il significato di responsabilità verso i cittadini.

BOB NOORDA

12 Gennaio 2010

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È morto a Milano Bob Noorda, maestro della grafica, noto a tutti per numerosi loghi di grande successo.
A lui si deve la progettazione della segnaletica della metropolitana di Milano e di quella di New York, e la creazione di marchi come quello della Coop, dell’editrice Arnoldo Mondadori, di Feltrinelli, di Regione Lombardia e di Agip

(Gallery)

AUGURI 2009

24 Dicembre 2009

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IGNAZIO MARINO, Nelle tue mani. Medicina, fede, etica e diritti

10 Novembre 2009

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La vita è di ognuno, i diritti sono di tutti.
Il racconto in prima persona, profondamente umano e a tratti sconvolgente,
di un medico che affronta le questioni ultime:
le decisioni sui trapianti, il testamento biologico,
i progressi tecnologici e la durata della vita.

Ignazio Marino
Senatore del Partito Democratico
e Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza
del Sistema Sanitario Nazionale

presenta il suo libro

NELLE TUE MANI
recentemente uscito per Einaudi

domenica 15 novembre 2009 - ore 11.00

Kolpinghaus - largo Adolph Kolping 3
(ex via Ospedale/Piazza Domenicani)

INVITO PDF

CIAO VALTER

4 Ottobre 2009

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La scorsa notte è morto Valter Tronchin. Era un grande (grosso) amico e una persona buona e per bene ancor prima che un bravo architetto.

E’ morto improvvisamente, in tre giorni, a causa di una malattia fulminante ancora non ben individuata.

Spero che in quel niente in cui adesso si trovano, Valter e mio papà possano conoscersi e frequentarsi. Avrebbero un sacco di cosa su cui discutere, dall’architettura, al cibo, alla città, all’amore per la vita.

Ciao Valter. Ci mancherai.

Pietro Ichino: “Perchè ho votato Marinoâ€

28 Settembre 2009

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EFFICACISSIMO RAGIONAMENTO DI PIETRO ICHINO

I MOTIVI PER CUI NON HO ADERITO ALLA MOZIONE FRANCESCHINI, CHE PURE, SECONDO LE PREMESSE AVREBBE DOVUTO COSTITUIRE LA MIA SCELTA NATURALE. E I MOTIVI DEL MIO VOTO PER LA TERZA MOZIONE

Editoriale in esclusiva per www.pietroichino.it, del 27 settembre 2009

Ho già esposto in questo sito, nel dialogo con Michele Salvati sulle scelte congressuali, le due ragioni che mi hanno impedito di aderire alla mozione Franceschini.
In estrema sintesi, le riassumo così:
‑ i rapporti tenuti dal Pd in questi ultimi mesi, sotto la guida di Franceschini, verso socialisti e radicali non mi paiono coerenti con l’idea fondamentale del “partito a vocazione maggioritariaâ€, che dovrebbe aspirare ad accogliere e valorizzare al proprio interno tutte le forze politiche di centrosinistra, mostrandosi capace di conciliare e condurre a sintesi le loro posizioni; a socialisti e radicali Franceschini si è limitato a proporre una “solida alleanza programmaticaâ€, che è cosa ben diversa dall’adoperarsi perché essi possano considerare il Pd come una grande “casa comuneâ€;
- nella mozione Franceschini non ho trovato alcuna traccia dei due temi su cui mi sono maggiormente impegnato, insieme a tanti altri parlamentari e militanti del Pd, in questo primo anno e mezzo di legislatura, temi che pure occupavano un posto centrale nel manifesto elettorale con cui il Pd si è presentato agli elettori nel marzo 2008: la riforma del diritto del lavoro “nel segno della migliore flexsecurity europea†e la riforma delle amministrazioni pubbliche secondo i principi fondamentali della trasparenza totale, della valutazione indipendente e del benchmarking comparativo.
Quanto alla mozione Bersani, inizialmente me ne ha allontanato la sua apertura alla prospettiva di un possibile ritorno al sistema elettorale proporzionale, pur corretto alla tedesca, cui sono nettamente contrario. Devo riconoscere a Bersani e ad altri esponenti di spicco della sua mozione (tra i quali Massimo D’Alema ed Enrico Letta) alcune aperture esplicite alla prospettiva di una nuova politica del lavoro non conservatrice dell’esistente, e in particolare al progetto Flexsecurity. Ultimamente, però sul tema della riforma delle amministrazioni pubbliche dal quartier generale di Piazza SS. Apostoli è stato diffuso un documento che nega radicalmente valore alla battaglia condotta dal Partito in questo anno e mezzo di legislatura, soprattutto al Senato, con il disegno di legge n. 746 (di cui sono primo firmatario, ma che è stato firmato anche da tutta la presidenza del Gruppo e da alcune decine di parlamentari PD) e poi per il miglioramento del disegno di legge del ministro Brunetta. Non avrei mai potuto votare per una mozione che fa proprio quel documento: avrebbe voluto dire rinnegare gran parte di quel che ho sostenuto pubblicamente negli ultimi cinque anni e di quanto ho fatto in Parlamento dal maggio dell’anno scorso. Se, dopo il congresso, il PD cadesse nel gravissimo errore di fare sua una posizione come questa su di un tema di importanza così decisiva per il futuro del Paese, esso si presenterebbe agli elettori non come “espressione politica del movimento sindacale†(che già sarebbe una riedizione antistorica dell’esperienza laburista, contraria alle ragioni stesse per cui il PD è nato), ma come espressione politica della parte peggiore del movimento sindacale.
Ho trovato, viceversa, una piena coerenza con la “strategia del Lingottoâ€, e anche molte consonanze con le mie idee e proposte, sia sul versante della riforma del diritto del lavoro, sia su quello della riforma delle amministrazioni pubbliche, nella mozione Marino e nelle prese di posizione dei suoi principali sostenitori. Se nelle settimane scorse non le ho dato il mio appoggio militante è perché – forse sbagliando – ho avuto qualche riserva iniziale sulla capacità del suo portabandiera di proporsi come leader politico a tutto campo; ho avuto, inoltre, l’impressione che i suoi sostenitori pongano troppo selettivamente l’accento su alcuni altri temi, certo importanti, ma che non possono essere quelli decisivi per conquistare la maggioranza tra quaranta milioni di elettori.
Detto questo, comunque, al congresso una scelta va compiuta. E, tutto considerato, in una situazione che vede la contesa per la leadership di fatto ristretta a Franceschini e Bersani, non mi pare affatto male per il PD che il terzo contendente concluda la corsa con un risultato di rilievo: ciò condizionerà comunque positivamente il vincitore. Per questo, stamattina, al congresso del mio circolo, ho votato la mozione Marino. Per la segreteria regionale lombarda ho invece votato per Maurizio Martina, col quale già da molto prima di questa vicenda congressuale condivido idee, proposte e iniziative, non solo in materia di politica del lavoro; e continuo a condividerle.

P.S. Se ho proposto in questo documento alcune notazioni negative su posizioni che si esprimono nel PD, è solo per assolvere il dovere di spiegare ai lettori ed elettori i motivi delle mie scelte in questa campagna congressuale. Ci sono però anche alcuni dati molto positivi da sottolineare in questa vicenda congressuale. Innanzitutto il fatto che questo sia un congresso veramente aperto, il cui risultato finale non è stato fin dall’inizio (e non è neppure ora) affatto scontato. Inoltre il fatto che il Partito non si sia diviso per nulla secondo le provenienze politiche degli iscritti ante-2007. Poi il fatto che il dibattito congressuale abbia prodotto il risultato di una progressiva notevole convergenza fra le mozioni su numerose questioni di grande importanza, prime fra tutte la scelta per un sistema bipolare tendente all’alternanza di governo e la concezione laica del Partito. Infine il coinvolgimento reale nel dibattito interno al Partito di tanti non iscritti, che si preparano a esprimere la loro scelta nelle elezioni primarie del 25 ottobre.

IGNAZIO MARINO - UN VOTO UTILE PER CAMBIARE L’ITALIA

23 Settembre 2009

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La news letter della mozione Marino.

LA POLITICA E IL SENSO DELLA MISURA

17 Settembre 2009

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La politica e il senso della misura
di Magris Claudio
(corriere.it)

Vere o presunte vicende private attribuite al Presidente del Consiglio hanno fatto passare sotto silenzio, col loro clamore, alcune dichiarazioni del medesimo Presidente che riguardano il suo ruolo politico e dunque interessano pi dei suoi fatti personali. Una, ad esempio, è quella rilasciata alla Maddalena durante la conferenza stampa congiunta con Zapatero il io settembre e riportata il giorno dopo sul Corriere, in cui ha affermato di essere «cli gran lunga il miglior Presidente del Consiglio in 150 annidi storia d’Italia».

Cavour, Giolitti e De Gasperi dunque scompaiono, diventano nani della politica rispetto alla sua alta statura di uomo di Stato; ricordo che tempo fa, quando Berlusc ni, pi modestamente, si era limitato a equipararsi a De Gasperi, Francesco Cossiga aveva sarcasticamente osservato che, se le cose stavano così, lui si considerava Carlo Magno.

Quella buffa autoesaltazione del nostro presidente del Consiglio che di fatto è un’involontaria autocaricatura e potrebbe essere la battuta di un comico che cerca di metterlo malignamente in ridicolo è imbarazzante, al di là di ogni orientamento politico di centrodestra o centrosinistra, per tutti e specialmente per i suoi sostenitori. De Gasperi, che era un ben pi grande uomo politico, non si paragonava certo a Bismarck o a Napoleone; anche per questo era un grande e aveva tutti i titoli per governare un Paese, il che richiede molte e diverse qualità fra cui l’equilibrio e soprattutto il senso della realtà, dei rapporti di grandezza e di forza, delle oggettive misure di se stessi e delle cose. Ci vale in ogni campo ed è particolarmente necessario in politica. Ma pu darsi che quell’impennata sia dovuta alla frequentazione di compagnie discutibii; Berlusconi è reduce da un cordiale incontro col Colonnello Gheddafi, e la Libia, che il prossimo 23 settembre assumerà la presidenza dell’Assemblea generale dell’Onu, si appresta, come è stato annunciato, a chiedere ufficialmente la dissoluzione della Svizzera tra la Francia, la Germania e l’Italia…

PROMESSA ONORATA: VESTITO DA DONNA AL FUNERALE DELL’AMICO MORTO IN AFGANISTAN

16 Settembre 2009

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Quando si dice onorare una promessa. Due amici, due soldati, in partenza per l’Afghanistan, stipulano un accordo verbale: se uno dei due fosse morto l’altro sarebbe andato al suo funerale, a Dundee in Scozia, indossando un vestitino da donna. Barry Delaney si è visto costretto a rispettare il patto e si è recato in lacrime alle esequie dell’amico Kevin Elliott, 24 anni, ucciso a fine agosto in un attacco nella provincia di Helmand. Vestito attillato giallo fosforescente, scaldamuscoli rosa e scarponi neri forse non sono l’abbigliamento più adatto per dare l’ultimo saluto ad un amico, ma la famiglia del soldato era informata del patto e della ferma intenzione di Barry di rispettarlo

(repubblica.it)

PAOLA CONCIA SCRIVE AL RIFORMISTA DI BIOTESTAMENTO, COSCIENZA E BINETTI

12 Settembre 2009

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Il Riformista in edicola ieri ha pubblicato una lettera di Paola Concia sul ritorno alla ribalta della questione del testamento biologico che, anziché essere affrontato come una questione che riguarda la persona e i diritti, diviene merce di scambio tra Governo e Chiesa. Ovviamente, sull’argomento, è impossibile non chiamare in causa anche Paola Binetti.

Paoloa Concia è deputata PD ed è tra le promotrici della mozione Marino.

—–

Caro direttore, mi spaventa questo momento della nostra vita politica e, per tante ragioni, mi inquieta. Mi spaventa perché siamo in un momento di grande confusione, di guerre senza esclusioni di colpi tra potere politico e mondo dell’informazione (guerre con responsabilità diffuse).
In un momento in cui dopo tanto tempo sembra incrinarsi il rapporto tra l’attuale maggioranza e le gerarchie ecclesiastiche torna alla ribalta la legge sul testamento biologico che deve essere approvata in seconda lettura alla Camera. Arriva dal Senato un testo controverso, un testo che ha diviso il Paese, un testo liberticida e che va contro la Costituzione.
Il testamento biologico affronta problemi che ci riguardano tutti, ma proprio tutti: la malattia, la libertà di cura, i limiti della scienza, i più elementari diritti individuali, il rapporto tra naturalità della morte e artificiosità della vita. Niente di più materiale insomma. Eppure, con la “sciatteria” che contraddistingue questo nostro disgraziato Paese, questo argomento così delicato viene trattato come merce di scambio ora dagli uni ora dagli altri, sbandierato come sigillo della fedeltà del Govemo alle gerarchie ecclesiastiche e ovviamente di tutti quelli e quelle che dentro il Parlamento rispondono alle stesse. Merce di scambio tra un Govemo e una Chiesa che vuole avere il potere di regolare le scelte private dei cittadini. Perché, ci ricorda Chiara Saraceno, mai come oggi è evidente quanto la Chiesa non sia interessata ai comportamenti privati dei politici (in linea di massima neanche noi) bensì alle loro azioni politiche nei settori che le stanno a cuore.
Eccolo il baratto più becero che ci apprestiamo a vedere sotto i nostri occhi tra governanti e Chiesa: e in questo baratto verrà fatta a pezzi la nostra libertà, le nostre scelte fondamentali che devono rimanere solo nostre, queste sì, private come quella di cura, di chi amare, se mettere al mondo un figlio. Ecco il pessimo clima in cui si inserisce la legge sul testamento biologico. Ecco la mia inquietudine: e sale quando leggo che la mia compagna di partito Paola Binetti addirittura afferma che al centro del congresso del Pd «deve esserci libertà di coscienza». Esagerata. Abbiamo scoperto che è davvero una donna di vedute larghe e secolarizzata sui comportamenti umani delle persone, basta che siano eterosessuali e che seppure omosessuali non pratichino.
Qualche giomo fa, sempre su questo giornale, ci ha regalato perle di saggezza su Boffo: alla domanda: “Può un omosessua le dirigere Avvenire?â€ha risposto paragonandolo al cleptomane che non ruba. Non ce l’ha fatta stavolta a dire che siamo malati: forse Franceschini le ha sconsigliato di fare queste affermazioni. Anche lei è in pieno congresso come gli altri. Ma la sua natura è più forte di qualsiasi diktat congressuale e ieri si è spinta fino al punto di dire che Berlusconi sarebbe capace di fare cose buone se mandasse avanti il testo Calabrò sul testamento biologico.

LE DIECI DOMANDE DI JOHNNY PALOMBA A BERLUSCONI

31 Agosto 2009

Chenfatti:
1 ­ perché cuanno che vado allestero e dico devenì dallitaglia laggente se mette aride?

2 ­ come se chiameno cuelle che tu le paghi loro te la danno e poi te dicheno pure che sei stato fantastichio?

3 ­ maché davero?

4 ­ cò tutti i sordi che ciai ma numptevi sceiie navvocato meno rincoiionito de ghedini?

5 ­ perché tu moiie e tu fiia senaccorgheno mò che te piace fà ergalletto sopra la monnezza?

6 ­ numpenzi che è umpo¹ da coatti portasse icapidestato invacanza drento ar villone tuo?

7 ­ litaglia è erpaese collottantapercento dii beni artistichi dermonnio. maddavero te penzi che è merito tuo?

8 ­ te che tene intenni de barzellette la sai cuella de heidi e ernonno?

9 ­ ma losai che nitaglia cè tantissima gente che te penza intenzamente?

10 ­ acqua e olio tuttapposto?

IO SOSTENGO IGNAZIO MARINO

23 Luglio 2009

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Sono alcuni giorni che ragiono sulla proposta ricevuta di essere il coordinatore della mozione Marino (congresso PD, ndr) per l’Alto Adige. La battaglia di Marino per una legge decente sul testamento biologico mi aveva certamente coinvolto e convinto ma avevo francamente qualche dubbio che potesse concretizzarsi una candidatura convincente per la segreteria.

Le settimane passate due maldestre prese di pozione di Marino sulla questione morale - in riferimento allo stupratore coordinatore di circolo (!) - e sulla questione Grillo mi avevano allarmato.

Oggi a Milano Marino ha presentato il suo programma. Non ci sono potuto andare ma su youtube c’è il video integrale (in cinque parti).

Marino non parla come ci aspetteremmo parlasse qualcuno da quel pulpito. Si capisce all’istante che è abituato alle platee numerose dei convegni scinetifici ma è privo di quella suadente retorica cui siamo abituati nelle assise congressuali. Può inizialmente sembrare un limite, invece è una forza dirompente.

Marino dice cose, racconta aneddoti, tratteggia posizioni con la semplicità che non ti aspetti. Non media, non gira intorno ai concetti, non nasconde questioni dietro efficaci cortine fumogene retoriche.

Cita il cardinal Martini, Gramsci e Obama.

La parte introduttiva, quasi di presentazione etico-politica, è priva di ideologia ed ideologie. Un unico filo conduttore: una modernità sostenibile.

Il programma è ampio e generalmente convincente. Ambizioso e a tratti sognatore.

Flessibilità, congedo parentale, welfare, meritocrazia, onestà, democrazia, tecnologia, scienza, rinnovamento. Un metodo: la laicità. Un comune denominatore: la modernizzazione.

Cosa volere di più in tempi di così magre soddisfazioni.

Ho accettato di rappresentare la mozione Marino a Bolzano.

http://www.ignaziomarino.it/

IO VOTO DEBORA SERRACCHIANI

25 Maggio 2009

(lettera aperta di Debora Serracchiani)

Gentile amica, Caro amico,
sono Debora Serracchiani, candidata nella lista del Partito Democratico, per il Parlamento europeo, nella Circoscrizione del Nord-Est; candidatura nata sulla spinta dei circoli del territorio e dei simpatizzanti sulla rete. Forse avrai già avuto modo di ascoltare le mie parole alla Assemblea dei circoli del PD il 21 marzo
e altri interventi sui mezzi di informazione
Ti scrivo ora, quando mancano due settimane al termine della campagna elettorale, perché ritengo importante lanciare un appello ad andare a votare e sostenere il Partito Democratico.
Durante questo primo mese di campagna elettorale ho conosciuto tanti elettori e tanti candidati alle elezioni amministrative delle nostre
regioni: mi sono resa conto che con il nostro impegno, con il contatto con i cittadini, con la nostra capacità di ascoltarli e di parlare con semplicità di quello che vogliamo fare, possiamo rilanciare il Partito Democratico nell’interesse principale dell’Italia.
Il PD deve prestare attenzione alle istanze che provengono dalla società e dal suo interno, ma deve essere anche capace di fare sintesi per dare risposte con una voce sola, senza distinguo personalistici.
Penso a un PD rinnovato, non solo anagraficamente, dove ci sia spazio per nuove energie. Credo in un PD capace di parlare al Paese proponendo un modello di società e idee alternative a quelle del centro destra.
Voglio un’Europa dove l’Italia sia protagonista, con le sue idee e il suo lavoro. Voglio un Parlamento europeo che aiuti l’economia con investimenti e politiche mirate, puntando sulla ricerca e sull’innovazione per dare un futuro ai giovani, alle donne, alle famiglie.
Sono convinta che se ciascuno di noi, a partire da me, da te, dalle persone che ci stanno accanto, si impegnerà concretamente sul territorio a far sentire la propria voce, otterremo un importante risultato per il Partito Democratico.
Questi ultimi 15 giorni possono essere determinanti per convincere le persone indecise, che sono tantissime, a dare ancora fiducia a questo partito.
Per quanto mi riguarda, sento il dovere di assumere con voi precisi
impegni:
se sarò eletta, mi occuperò dei problemi di tutta la Circoscrizione del Nord Est (che comprende Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Trentino - Alto Adige e Veneto) e mi manterrò in costante contatto con tutti voi, attraverso la rete internet e con la presenza sul territorio;
vi terrò informati sui temi in discussione al Parlamento europeo;
renderò pubbliche le mie presenze nelle sedute di Aula e di commissione;
eletta o meno, dopo il 7 giugno intendo proseguire il mio impegno per il rinnovamento del Partito Democratico, assieme a voi e a quanti operano con lo stesso obiettivo nelle altre circoscrizioni.
Il 21 marzo, primo giorno di primavera, io forse ho messo un piccolo seme per il rilancio ed il rinnovamento del nostro partito; adesso è compito di ciascuno di noi mettere tanti altri semi sul territorio per far fiorire una bella Primavera Democratica.

Se vuoi sostenere anche la mia candidatura puoi:

Registrarti, e a far registrare i tuoi amici, nella newsletter PRIMAVERA DEMOCRATICA
per essere informati sulle mie iniziative nella tua zona.

Richiedere il materiale elettorale

(santini e volantini) da distribuire sul territorio. Il materiale ti verrà inviato direttamente all’indirizzo che ci indicherai (o, se preferisci, presso la sede provinciale del PD).

Contribuire economicamente

con una donazione alla mia campagna elettorale, se rientra nelle tue possibilità. Anche una piccola somma è importante.

Iscriverti al gruppo di lavoro dei volontari presente sul web
e specificatamente a quello della tua regione.

Tenerti informato sul mio blog www.serracchiani.eu dove trovi anche le mie IDEE di PROGRAMMA
(puoi anche compilare il Libro degli amici
).

Un caro saluto e grazie per ciò che potrai fare in queste due settimane per il Partito Democratico e per l’Italia.
Debora Serracchiani

Udine, 21 maggio 2009

TI RICORDO CHE:
· si vota sabato 6 giugno dalle 15 alle 22

e domenica 7 giugno dalla 7 alle 22.

· si possono esprimere fino a 3 preferenze

ed il Partito Democratico ha dato indicazione che

almeno una sia riservata ad una donna.

MILAN

24 Maggio 2009

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Ultima partita del Capitano Paolo Maldini a San Siro. Tanti striscioni per lui ma a fine partita alcuni tifosi ne espongono uno per Baresi «unico capitano».

Io, da milanista ormai scarsamente praticante, non sono d’accordo. Sono invece d’accordo con quest’altro sriscione (foto)

26 aprile 2008 - 26 aprile 2009

26 Aprile 2009

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Oggi è un anno che è morto il mio papà.

Il dolore cambia, non scompare e temo non scomparirà. Ci si abitua ma non ce ne si fa una ragione.
E si va avanti. E si combatte anche per conquistarsi nuovi e diversi momenti sereni. E ogni volta che ci si riesce ad esaltare il pensiero va a lui. Anche Silvano si esaltava per le cose che faceva e che facevamo!

ZWEI NETTEN SÜDTIROLERN

28 Marzo 2009

Due campioni. Due persone per bene. Due altoatesini/sudtirolesi di cui personalmente vado molto fiero.

Che Alex Scwarzer fosse oltre che un campione sportivo una bella persona era parso chiaro fin da Pechino, quando dopo aver trionfato nella marcia fece dei ragionamenti veramente di qualità, sulle priorità della vita. Di lei non ero certo. Dopo questa intervista doppia ribadisco e rafforzo il giudizio su di lui e mi rallegro di lei!

Un po’ di campanilismo di confine!

ANNUNCIAZIONE, ANNUNCIAZIONE: 35!

25 Marzo 2009

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FALLOROOF

24 Marzo 2009
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Uno scanzonato studente britannico ha disegnato sul tetto di casa un gigantesco fallo, ben visibile dalle rilevazioni aeree. E le immagini hanno lasciato di stucco gli stessi genitori, rimasti per mesi all’oscuro della sua prodezza. Dopo aver visto un documentario su Google Earth, il diciottenne Rory ha deciso di rendere riconoscibile la sua abitazione dall’alto; e con un secchio di vernice bianca è a salito sul tetto, dove ha impiegato non più di mezz’ora nel disegnare il fallo, ispirandosi chiaramente al gigante di Cerne Abbas nel Dorset. Per dodici mesi, Rory ha tenuto ben celato il suo ’segreto’, fin quando un pilota d’elicottero non ha avvistato il gigantesco attributo e lo ha fatto fotografare ai suoi passeggeri.

Quando il ‘Sun’ lo ha contattato, il padre del buontempone è caduto dalle nuvole: ha convocato i figli e chiesto spiegazioni; ed è stato Rory a confessare il fattaccio. Il gigante di Cerne Abbas è considerato un simbolo di fertilità. In ansia la madre di Rory: “L’idea di aver un gigantesco fallo sopra la camera da letto ci lascia non poco preoccupati”.

(REPUBBLICA.IT)

GRAN TORINO - GRANDE CLINT

22 Marzo 2009

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Per una serie di circostanze della vita da due anni a questa parte ho veramente poche occasioni di andare al Cinema. Quando poi mi capita di sprecare queste occasioni il rammarico è immenso: ultimamente “Come Dio comanda” di Salvatores (inutilmente disperato e disperante, a mio avviso diretto male e recitato peggio). Ma non divago.

Ieri l’occasione non è andata sprecata, anzi tutt’altro.

“Gran Torino” è il ritratto di una America decadente e razzista, di una suburbanità allo sfascio, del melting-pot di nuova generazione, fatto di nuove e vecchie immigrazioni e gangs, di vicinato sospettoso e rancoroso.
C’è il reduce - Korea e non il solito Viet Nam -, c’è la famiglia, ricca e arricchita dall’american dream ma arida e superficiale (fino alla macchietta), c’è la vecchiaia e il crepuscolo dell’ispettore Callaghan.
Il duro è triste e disilluso, lucidamente folle e follemente lucido. Ironico fino alla sarcastica autocitazione, anche nell’inquadratura, Eastwood ci mostra difficoltà e incertezze travestendole da incrollabili certezze. Fino al “ho più in comune con questi musi gialli che con la mia famiglia” detto con una crepa in una faccia che sembra una radice di ulivo ad uno shamano orientale che non sa l’inglese!

Una storia in cui la speranza assume forme inconsuete e sorprendenti.

Il film è straordinario. E va visto.

E pensare che il vecchio Clint è un repubblicano indefesso.