VIRGOLO SI
20 Luglio 2010
Vorrei che qualcuno dei “fieramente contrari” mi spiegasse perchè è incompatibile con un progetto di riqualificazione del Virgolo, una struttura commerciale/ricreativa della giusta dimensione e ben inserita in un contesto di parco urbano (anzi periurbano) in parte strutturato e in parte naturale-boscoso.
Magari il parco e la riqualificazione naturalistica, sicuramente la messa in sicurezza della strada, e magari anche la funivia potrebbero essere a carico di chi ne “guadagna”, ovvero i privati.
O crediamo che la riqualificazione e magari anche la infrastrutturazione del parco, la funivia, la strada saranno fatti per mano pubblica?
Già oggi il comune non ha i soldi per la manutenzione e lo sviluppo delle infrastrutture strettamente necessarie e la manovra tremontiana taglia ulteriormente.
Senza sottovalutare infine che i terreni sono privati. Cosa facciamo le espropriamo? a 3/400 euro al mq (come di legge)?
Forse sarebbe più utile iniziare a dire cose è bene si faccia e cosa no.
Alcuni spunti:
- la strada non deve essere potenziata ma solo migliorata e deve servire solo di servizio e non per l’accesso privato;
- al Virgolo bisogna arrivarci in funivia (o simile) e al limite con dei minbus-navetta;
- il progetto deve basarsi sul recupero e sulla riqualificazione naturalistica, sulla costruzione di un parco, sul collegamento con la via alta, il sertiero che porta a Castel Flavon; il resto delle funzioni e le eventuali cubature devono servire a rendere possibile l’obiettivo primario;
- lo scopo finale è la riconquista del “bel terrazzo” della Bolzano ottocentesca ai cittadini e ai visitatori, che devono trovarci un bel parco, una passeggiata, strutture leggere ricreative, qualche campo sportivo (come un tempo?), un bar, un ristorante;
- le eventuali cubature private (cosa lo vedremo) non devono certamente essere pervasive, eccessive, devono essere studiate e posizionate in modo da garantire un buon e armonioso inserimento nella natura, nel parco e nel paesaggio; questo è possibile.
- a mio avviso sono compatibili funzioni ricettive (anche alberghiere, forse congressuali), commerciali di rappresentanza (uno showroom, non certo un mega-store), ricreative, di ristorazione. Queste in funzione della gestione dei flussi di persone e dell’obbligo all’accesso con funivia o bus-navetta impedendo l’accesso alle auto private;
- per quanto detto sopra la cubatura residenziale sarebbe probabilmente molto critica perchè obbligherebbe a una strada di accesso più grande e probabilmente su tracciato diverso dall’attuale “mulattiera”; possibili ridotte soluzioni residenziali potrebbero essere previste nelle zone più basse, prima della “picchiata” della strada.
La sostanza del mio ragionamento è questa: il Virgolo è oggi in stato di indecoroso abbandono. Esagerando si potrebbe dire che oggi alcune parti dell’amato e intoccabile Virgolo sono un immondizzazio che di notte diventa uno “scopatoio”.
Non è credibile una posizione che ne chieda il recupero e la riqualificazione per mano (e denari) pubblici per il semplice motivo che denari non ce ne sono e forse ci sono altre priorità su cui investire quanto “raschiato dal barile” (tipo i servizi e il sostegno sociale, le strade, i trasporti pubblici, i servizi nei quartieri, eccetera eccetera).
Mettersi “di traverso” a qualsiasi ipotesi di sfruttamento anche privato vuol dire semplicemente e tecnicamente lasciare il Virgolo allo stato di abbandono sostanziale e di progressivo degrado. Credo debba essere chiaro a tutti.
La missione deve essere quindi trovare l’equilibrio giusto e sostenibile per ottenere la riqualificazione, il parco, la strada, la funivia… e l’unica moneta che la mano pubblica oggi ha, non avendo “cartamoneta” come detto, è concedere il diritto a costruire. Quanto? Il minimo indispensabile, il giusto e verificatamente compatibile (sotto i vari punti di vista) perchè i conti tornino.
E quindi chi riceverà i metricubi (la moneta di cui sopra) dovrà costruire e cedere alla città il resto. Così come la città ha scelto e così come lo vuole.
In questo credo che le prime ipotesi ventilate in ambienti “Thun” siano esagerate, sovradimensionate e poco attente alle istanze della città . La risposta deve però essere: “così no, discutiamone” e non un semplice diniego aprioristico e sognatore…
Non mi pare ci sia la fila di “ricchi e nobili” candidati a investire e prendersi carico della questione!
E quindi? Diciamo pure forte no a Thun, concentriamoci sugli odiosi ricattini, parliamo alla pancia delle persone, diciamo loro quello che vogliono sentire: NO, NIENTE ANGIOLETTI.
Però sia chiaro che con ogni probabilità questo significa niente angoletti, ma anche niente di niente.















