Pietro Ichino: “Perchè ho votato Marino”

pichino_10-custom.jpg

EFFICACISSIMO RAGIONAMENTO DI PIETRO ICHINO

I MOTIVI PER CUI NON HO ADERITO ALLA MOZIONE FRANCESCHINI, CHE PURE, SECONDO LE PREMESSE AVREBBE DOVUTO COSTITUIRE LA MIA SCELTA NATURALE. E I MOTIVI DEL MIO VOTO PER LA TERZA MOZIONE

Editoriale in esclusiva per www.pietroichino.it, del 27 settembre 2009

Ho già esposto in questo sito, nel dialogo con Michele Salvati sulle scelte congressuali, le due ragioni che mi hanno impedito di aderire alla mozione Franceschini.
In estrema sintesi, le riassumo così:
‑ i rapporti tenuti dal Pd in questi ultimi mesi, sotto la guida di Franceschini, verso socialisti e radicali non mi paiono coerenti con l’idea fondamentale del “partito a vocazione maggioritaria”, che dovrebbe aspirare ad accogliere e valorizzare al proprio interno tutte le forze politiche di centrosinistra, mostrandosi capace di conciliare e condurre a sintesi le loro posizioni; a socialisti e radicali Franceschini si è limitato a proporre una “solida alleanza programmatica”, che è cosa ben diversa dall’adoperarsi perché essi possano considerare il Pd come una grande “casa comune”;
- nella mozione Franceschini non ho trovato alcuna traccia dei due temi su cui mi sono maggiormente impegnato, insieme a tanti altri parlamentari e militanti del Pd, in questo primo anno e mezzo di legislatura, temi che pure occupavano un posto centrale nel manifesto elettorale con cui il Pd si è presentato agli elettori nel marzo 2008: la riforma del diritto del lavoro “nel segno della migliore flexsecurity europea” e la riforma delle amministrazioni pubbliche secondo i principi fondamentali della trasparenza totale, della valutazione indipendente e del benchmarking comparativo.
Quanto alla mozione Bersani, inizialmente me ne ha allontanato la sua apertura alla prospettiva di un possibile ritorno al sistema elettorale proporzionale, pur corretto alla tedesca, cui sono nettamente contrario. Devo riconoscere a Bersani e ad altri esponenti di spicco della sua mozione (tra i quali Massimo D’Alema ed Enrico Letta) alcune aperture esplicite alla prospettiva di una nuova politica del lavoro non conservatrice dell’esistente, e in particolare al progetto Flexsecurity. Ultimamente, però sul tema della riforma delle amministrazioni pubbliche dal quartier generale di Piazza SS. Apostoli è stato diffuso un documento che nega radicalmente valore alla battaglia condotta dal Partito in questo anno e mezzo di legislatura, soprattutto al Senato, con il disegno di legge n. 746 (di cui sono primo firmatario, ma che è stato firmato anche da tutta la presidenza del Gruppo e da alcune decine di parlamentari PD) e poi per il miglioramento del disegno di legge del ministro Brunetta. Non avrei mai potuto votare per una mozione che fa proprio quel documento: avrebbe voluto dire rinnegare gran parte di quel che ho sostenuto pubblicamente negli ultimi cinque anni e di quanto ho fatto in Parlamento dal maggio dell’anno scorso. Se, dopo il congresso, il PD cadesse nel gravissimo errore di fare sua una posizione come questa su di un tema di importanza così decisiva per il futuro del Paese, esso si presenterebbe agli elettori non come “espressione politica del movimento sindacale” (che già sarebbe una riedizione antistorica dell’esperienza laburista, contraria alle ragioni stesse per cui il PD è nato), ma come espressione politica della parte peggiore del movimento sindacale.
Ho trovato, viceversa, una piena coerenza con la “strategia del Lingotto”, e anche molte consonanze con le mie idee e proposte, sia sul versante della riforma del diritto del lavoro, sia su quello della riforma delle amministrazioni pubbliche, nella mozione Marino e nelle prese di posizione dei suoi principali sostenitori. Se nelle settimane scorse non le ho dato il mio appoggio militante è perché – forse sbagliando – ho avuto qualche riserva iniziale sulla capacità del suo portabandiera di proporsi come leader politico a tutto campo; ho avuto, inoltre, l’impressione che i suoi sostenitori pongano troppo selettivamente l’accento su alcuni altri temi, certo importanti, ma che non possono essere quelli decisivi per conquistare la maggioranza tra quaranta milioni di elettori.
Detto questo, comunque, al congresso una scelta va compiuta. E, tutto considerato, in una situazione che vede la contesa per la leadership di fatto ristretta a Franceschini e Bersani, non mi pare affatto male per il PD che il terzo contendente concluda la corsa con un risultato di rilievo: ciò condizionerà comunque positivamente il vincitore. Per questo, stamattina, al congresso del mio circolo, ho votato la mozione Marino. Per la segreteria regionale lombarda ho invece votato per Maurizio Martina, col quale già da molto prima di questa vicenda congressuale condivido idee, proposte e iniziative, non solo in materia di politica del lavoro; e continuo a condividerle.

P.S. Se ho proposto in questo documento alcune notazioni negative su posizioni che si esprimono nel PD, è solo per assolvere il dovere di spiegare ai lettori ed elettori i motivi delle mie scelte in questa campagna congressuale. Ci sono però anche alcuni dati molto positivi da sottolineare in questa vicenda congressuale. Innanzitutto il fatto che questo sia un congresso veramente aperto, il cui risultato finale non è stato fin dall’inizio (e non è neppure ora) affatto scontato. Inoltre il fatto che il Partito non si sia diviso per nulla secondo le provenienze politiche degli iscritti ante-2007. Poi il fatto che il dibattito congressuale abbia prodotto il risultato di una progressiva notevole convergenza fra le mozioni su numerose questioni di grande importanza, prime fra tutte la scelta per un sistema bipolare tendente all’alternanza di governo e la concezione laica del Partito. Infine il coinvolgimento reale nel dibattito interno al Partito di tanti non iscritti, che si preparano a esprimere la loro scelta nelle elezioni primarie del 25 ottobre.

3 Commenti a “Pietro Ichino: “Perchè ho votato Marino””

  1. robi scrive:

    uno come ichino non é di sinistra a mio avviso…lo vedrei bene accanto a brunetta, tremonti e co. anzi tremonti é molto piú a sinistra di qst “studioso” del lavoro altrui……

  2. Tommis85 scrive:

    Se Ichino é di sinistra Tremonti é un comunista rivoluzionario.
    Ma facciamo i seri per piacere, il Pd é un partito che esiste solo in parlamento e nelle stante dei bottoni, vive di rendita del lavoro fatto dai compagni del Pci, da quando il Pci si é sciolto é stata una continua perdita di voti. Veltroni é arrivato a dire:”dobbiamo avere il coraggio di dirci anticomunisti”, dÁlema ha detto “piazzale loreto fu uno scempio”. Preferite allearvi con l´Udc piuttosto che con Vendola o rifondazione comunista. Siete cosí convinti che governare é sempre la cosa piú importante? A quale prezzo? quello di svendere i propri ideali? prendersi in barca la binetti o calearo o colaninno?
    Preferisco il Pdl che almeno gli interessi dei ricchi gli fa davvero sono riconoscibili, voi del Pd siete tutto e il contrario di tutto, nn avete una linea, candidate colaninno e l´operaio della thyssen, la bonino e la binetti, ma cosa siete? Una famiglia di operai (esistono ancora sapete?) che motivi ha di votare PD?
    Tremonti dice cose molto piú di sinistra di un Letta o di Ichino o di un franceschini.
    La dignitá per favore, la dignitá, mio nonno é morto a 90 anni e da quando ne aveva 15 é sempre stato un comunista tutto di un pezzo, integro, non disposto a svendersi per un paio di voti dei democristiani. Era uno che dava i volantini al mercato ogni domenica non si metteva in tasca un soldo. Essere di sinistra é uno stile di vita, non é il voto che si dá ogni 5 anni.
    Oggi ci ritroviamo con gentaglia come d Álema, Veltroni, Ichino, Fassino a rappresnetare quella che fu la sinistra…ma cosa é successo? Dove sono finiti tutti i milioni di comunisti che cérano in Italia? Si sono tutti ammalati di realismo? Tutti rinnegati? Il comunismo era una moda o una convenienza per un determinato periodo storico?
    Scusami lo sfogo ma io uno del Pd al di fuori dei periodi elettorali nei bar e per strada a Bolzano non l´ho mai beccato per averci un confronto, ho dovuto venire in internet per trovare un militante del pd, sono curioso di sapere cosa ne pensi su queste questioni. Perché di Pietro che é uno di destra vi continua a rubare voti? Io lo so…perché lotta!!! Voi nella strada ci andate solo alla marcia perugia assisi!! nn sapete neppure piu cosa vuol dire manifestare, avete avuto paura pure a partecipare al no b day, nonostante fosse un corteo innocuo e poverissimo di critica e contenuti!!
    Voi cercate di mettere assieme liberaldemocrazia, liberismo, socialdemocrazia…tutto il peggio che la storia ha prodotto…senza successo.
    detto questo…quando gli operai bloccano le strade continuate a condannarli invece di capire la radice del malessere sociale continuate a condannarli per ingraziarvi l´Udc, i comunisti sono un residuo del secolo scorso…
    Ellecosta vi si addice molto di piú sul serio!!!
    tutto si capisce…quando vi siete ridotti ad avere ichino come riferimento ideologico….rileggetevi pasolini, Marx (lo cita Tremonti! sic!), Adorno, Marcuse, Hockheimer e lasciate stare Ichino, e tutti sti cazz de liberisti liberali etc….ma quale libertá?

  3. Carlo scrive:

    Grazie della lezioncina. Sono però dell’idea che le incrollabili certezze siano sintomo di stoltezza. E’ qui di certezze incrollabili ce ne sono a “muzzo”

Scrivi un commento